I recini da festa – La Filodrammatica

Con la compagnia La Filodrammatica APS di Cavarzere, il palcoscenico del Mulino di Baricetta si sposta nella Venezia della seconda metà dell’Ottocento.
Qui, tra calli e campielli lontani dallo sfarzo del carnevale, vive una famiglia semplice: povera, ma unita da legami profondi e da una forza quotidiana che diventa poesia.

“I Recini da Festa” è una commedia scritta da Riccardo Selvatico, autore e poeta veneziano, che dipinge con affetto e ironia la vita del popolo minuto.
Protagonista è Pasqual, gondoliere e capofamiglia, che vive con immensa gioia la nascita del suo primo nipote, figlio di Lucieta e Toni.
Ma la povertà pesa su ogni gesto e la giovane madre è costretta a sacrificare anche i suoi recini da festa, quei piccoli orecchini che rappresentano l’unico lusso, l’unico simbolo di femminilità in una vita di privazioni.

Attorno a lei si muove una piccola folla di personaggi genuini: la madre Conceta, pratica e amorevole; la comare Lucrezia, levatrice e mediatrice di destini; e Bortolo, il padre di Toni, un uomo ricco e orgoglioso che ha diseredato il figlio per amore.
È proprio lui, inconsapevolmente coinvolto in un intreccio di tenerezza e pentimento, a ritrovare nel nipotino la parte più autentica di sé.

Tra i toni del dialetto e i gesti della quotidianità, I Recini da Festa intreccia commedia e sentimento, offrendo al pubblico un racconto di riconciliazione e umanità.
Non ci sono eroi, ma uomini e donne che affrontano la vita con ironia e coraggio; non ci sono miracoli, ma piccoli gesti capaci di restituire dignità e speranza.

La regia di Simone Toffanin valorizza il ritmo del testo e l’umanità dei personaggi, costruendo un equilibrio delicato tra comicità popolare e commozione.
Scenografie essenziali, costumi curati dal laboratorio interno e un cast affiatato, Roberto Bissacco, Roberta Ruzza, Lisa Favaro, Manuel Veronese, Roberto Busatto, Laura Cominato e Diana Pilotto, danno vita a un racconto che profuma di casa e di verità.

“I Recini da Festa” è un piccolo gioiello del teatro veneto: una storia di miseria e orgoglio, amore e riconciliazione, che risuona ancora oggi come un inno alla dignità delle persone semplici.

“Nella povertà, la vera ricchezza è quella del cuore.”